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Notizie storiche sul Seminario di Pavia, sede dell'ISSR   versione testuale
DESCRIZIONE DELLA SEDE
Paolo Diacono, nella Historia Langobardorum, indica il re longobardo Cuniperto come fondatore del Monasterium Theodotis (monastero di Teodote, dal nome della prima abbadessa: la comunità monastica era femminile e seguiva la regola di san Benedetto).  Ubicato nei pressi della porta occidentale della città, detta "porta Marica" o "Marenga", fu poi chiamato "monastero della Pusterla". Il cenobio durò, con alterne vicende, fino all'anno 1799, quando sotto l'ultima abbadessa Serafina Negri, la Repubblica Cisalpina ne imponeva la soppressione. Dispersa la comunità, il complesso edilizio fu suddiviso e alienato a diversi proprietari laici. Fu il vicario capitolare Vincenzo Gandini (che reggeva la diocesi di Pavia durante la lunga vacanza della sede episcopale pavese a metà del XIX secolo) ad acquistare l'immobile e a farlo restaurare, tra il 1865 e il 1867, per potervi collocare la sede del Seminario vescovile, costretto dal governo piemontese a lasciare i locali dell'ex-monastero lateranense di San Pietro in Ciel d'Oro.

LA TORRE "MOZZA"
Si tratta di una torre pensile, ovvero sospesa per aria, in quanto la parte sottostante di essa altro non è che la campata del porticato. Spiccano su questa torre tre imponenti croci coperte dal due mattoni messi a capanna sopra di esse. Difficile fornire notizie in merito. Pare potesse essere la torre campanaria dell'antica chiesa di S. Michele, i cui resti sono sepolti dietro la torre stessa (cfr. Privilegium Lotharii (839): “turris et oratorium in honorem Sancti Michaelis”). Probabilmente fu dunque una torre dotata di bronzi, che dovevano richiamare alle monache i ritmi della liturgia e della regola benedettina. Sicuramente ebbe un'altezza superiore a quella che oggi possiamo vedere.

CHIOSTRO E FORMELLE IN COTTO
E' quanto rimane dell'antica decorazione del chiostro, che dobbiamo pensare si snodasse a incorniciare i quattro lati del chiostro stesso. Le formelle, in cotto lombardo del XV secolo, rappresentano immagini di monache oranti.

CAPPELLINA DEL '400
La cappellina accoglie il visitatore che entra nell'ampio chiostro del Seminario dal lato orientale (entrata di via Menocchio, 26). La cappella risale alla fine del sec. XV. Il visitatore che vi entra potrà notare l'impianto a croce greca, sormontato da cinque cupole, che la rendono così simile alle chiese di cultura greco-bizantina. All'interno la cappella è riccamente affrescata secondo lo stile lombardo rinascimentale. Qui, nelle nicchie, nelle voltine, nelle absidi sembrano essersi dati appuntamento tutti i Santi del Paradiso, disposti secondo un sapiente ordine: dall'alto aprono la schiera i Patriarchi e i Profeti, quindi alcune scene della vita del Signore, seguite dalle effigi degli Apostoli, dei Martiri, delle Vergini, dei Confessori della fede. Un posto d'onore spetta a s. Benedetto e a santa Scolastica, sua sorella, essendo il Monastero di Teodote sede di una comunità di monache benedettine. La cupola centrale della chiesetta ospita le schiere angeliche disposte in tre giri, ciascuno di nove - alcuni di loro sono in atteggiamento di preghiera, altri sembrano allietare il nobile uditorio del Paradiso suonando strumenti musicali. Nelle cupolette minori laterali trovano posto i quattro Dottori della Chiesa latina: s. Ambrogio, s. Agostino, s. Gregorio Magno, s. Girolamo. La tazza dell'abside centrale è arricchita dall'Ascensione, in cui, davanti agli occhi stupiti dei viri Galilaei, il Signore si alza nella gloria dei cieli: di Lui si vedono solo o piedi e la parte inferiore della tunica. I dipinti sono stati realizzati da maestranze pavesi, nella fattispecie Bernardino de' Rossi e la sua scuola. Nella parte sottostante dell'abside centrale si noterà un ampio quadrilatero intonacato, oggi privo di affreschi, in quanto caduti a causa dell'umidità attorno agli anni '70. Questi erano stati realizzati per ordine del vescovo Riboldi, e rappresentavano s. Carlo Borromeo nell'atto di ordinare alcuni sacerdoti.

AULE DI TEOLOGIA - AULA COMUNITARIA - CAPPELLA "GRANDE"
Sul portale d'ingresso che da su via Menocchio, riportante l'effige di s. Benedetto, si legge: “Virgini Matri studio Theodotae sacrum MDCIV” (“per volontà di Teodote consacrato alla Vergine Madre 1604”). La cappella era divisa in due parti: una esterna, a cui potevano accedere tutti, ed una interna, in cui potevano entrare solo le monache. Le due parti erano divise da un muro nel quale era stata praticata una grata per la comunione (arcata che sta sopra il presbiterio). Tutta la cappella è riccamente ornata con affreschi di mano secentesca.